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sabato 18 gennaio 2014

IL PENSIERO DI HERMANN VON SALZA: CIRCA LE GUERRE CIVILI...


Vi propongo la lettura di una nota sulla guerra civile americana, scritta da uno storico che si firma Hermann von Salza.

Nel 1861 erano passati poco più di ottant’anni  dalla nascita ufficiale della nazione americana, una nazione sentita dalle popolazioni coloniali come una realtà forte e voluta da tutti gli interessati anche se nata in un contesto politico ed economico “rivoluzionario”. La nazione americana era nata in contemporanea come stato, anzi, per essere più corretti, come stati decisi ad una forma indispensabile di unità.
Ogni paese ha la sua storia, quella degli Stati Uniti ne ebbe una fra le più particolari ed originali. Il problema dell’omogeneità del paese fu fin dall’inizio rilevante. Fra Nord e Sud, fra Est ed Ovest, man mano che l’Unione cresceva e si espandeva, gli elementi di differenziazione anzi che alleggerirsi si appesantivano notevolmente. Ogni nazione, anche quelle più consolidate nella storia, nella geografia, nella comune cultura e nella struttura economica dominante, presenta particolarismi  che, sebbene scontati e prevedibili, e  con i quali inevitabilmente si convive, possono, per tante ragioni,  mettere in crisi il tutto. E scoppiano, nei casi limiti, le guerre civili. Le cause scatenanti possono essere prevalentemente politiche o economiche o ideologiche come in Inghilterra nel Seicento, in Francia alla fine del Settecento, in Spagna nel Novecento; ma anche l’Italia ha conosciuto la sua guerra civile, e tanti altri paesi europei, e tanti altri paese nel mondo.
Tutte le guerre sono terribili, ma quelle civili, quelle cioè fra popolazioni che hanno più elementi in comune che diversificazioni, sono le più tremende.
Le differenze fra il Nord-Est ed il Sud-Est americano , per motivi economici e culturali,  erano probabilmente destinati ad esplodere in qualunque momento, soprattutto da quando , da una partenza sostanzialmente equivalente ed economicamente equilibrata, il Nord si era fortemente rafforzato puntando  sull’industrializzazione del paese e adottando una visione della vita positiva e ottimista, tutta proiettata verso il futuro;  il Sud era rimasto agricolo ed ancorato alla conservazione di valori, ideali ed interessi  destinati ad essere travolti dalla trasformazioni in corso in America . A complicare il quadro,  il differente ruolo e le differenti convinzioni  sulla schiavitù nera  fra i tanti partiti e le tante fazioni  in campo. All’inizio degli anni sessanta  dell’Ottocento ben pochi americani propendevano per la scomparsa totale della schiavitù nel paese. Prevaleva l’idea, sostenuta anche dalla Corte suprema degli Stati Uniti, che ogni stato dovesse regolare liberamente in proprio la questione. I contrasti si riferivano ai territori federali , se cioè nel momento in cui questi sarebbero divenuti stati dell’Unione potessero o non potessero essere schiavisti. Se l’elemento scatenante della crisi fu la questione della schiavitù, formalmente nei territori, sostanzialmente in tutto il paese, questione  per il Sud economicamente vitale, per il Nord ideologicamente importante, le spinte secessioniste meridionali col passare del tempo si erano sempre più rafforzate e la tentazione di giocare la carta di una diversa identità nazionale  si era fatta sempre più forte; e i più deboli presero l’iniziativa.
Era stato il sud a spingere alla guerra, quando undici stati meridionali, South Carolina, Mississippi, Florida, Alabama, Georgia, Louisiana , Texas, Virginia, Arkansas, North Carolina, Tennessee, si erano unilateralmente staccati dall’Unione e  costituiti in una nuova entità politica , gli Stati Confederati d’America   con Jefferson Davis  presidente, il 9 febbraio 1861, prima ancora che Abraham Lincoln si insediasse come presidente eletto da tutti gli stati dell’Unione il 4 marzo di quell’anno. Le operazioni di guerra erano iniziate il 12 aprile quando i confederati avevano attaccato il Fort federale Sumter, nello stato secessionista del South Carolina. Per il governo degli Stati Uniti si trattava di stroncare una illegittima ribellione, per la Confederazione di difendere la propria proclamata indipendenza. Lincoln si impegnò con tutte le sue forze e il suo notevolissimo ingegno politico per salvare l’Unione e , nel contempo per favorire l’ammodernamento e l’industrializzazione del paese. Lincoln avrebbe invece  aspettato quasi due anni per sventolare ufficialmente la bandiera dell’anti schiavismo promulgando, il  1 gennaio 1863,  il Proclama di Emancipazione degli schiavi appartenenti agli stati della Confederazione. Successivamente, ci vollero altri due anni per fare approvare  dal Congresso, il 31 gennaio 1865,  il XIII emendamento alla costituzione americana  per l’abrogazione definitiva e totale della schiavitù in tutti gli Stati Uniti.
La lentezza con la quale , nel veloce turbinio delle operazioni militari, si affrontò e risolse la questione schiavista si spiega con la prudenza di Lincoln nell’affrontare questioni che avrebbero potuto rendere definitiva la disintegrazione della nazione, ma non solo; c’era altro. Non tutti gli stati rimasti fedeli all’Unione erano anti-schiavisti e per molti politici di Washington, nonostante la guerra in corso, anzi legata ad essa , vi erano altre esigenze prioritarie rispetto alla liberazione degli schiavi quali le tariffe doganali a protezione della produzione industriale o  l’ampliamento della rete di comunicazione interna nel loro immenso paese.
E in realtà queste politiche pragmatiche e concrete diedero il loro frutto: il Nord si rafforzò  enormemente  sul piano produttivo e materiale  e poté vincere  la guerra  che sarebbe finita il 9 aprile1865. Cinque giorni dopo, il 14 aprile,  Lincoln veniva assassinato.
Una guerra civile , come abbiamo già detto, è qualcosa di spaventoso, ma è anche il modo più rapido e risolutivo di risolvere certi gravissimi problemi.  Si sarebbe definitivamente costituito lo stato costituzionale in Inghilterra, o la repubblica democratica in Francia senza le violenze e gli arbitri della rivoluzione inglese o di quella francese? E sarebbe mai nata le repubblica italiana senza la guerra fratricida del ’43-45?
Forse queste operazioni riescono al meglio, compensando tutte le distruzioni morali e materiali con risultati veramente validi,  quando sono guidate con moderazione e lungimiranza, con determinazione ma anche con prudenza,  come avvenne nella guerra civile americana,  condotta, più ancora di tanti altri protagonisti, dal presidente Lincoln . E  pensiamo che sarebbe andata ancora meglio per quel paese se l’azione lincolniana non fosse stato così bruscamente interrotta .

Lincoln si era dato come grande obbiettivo della sua azione politica la salvaguardia dell’Unione cioè di quell’unica istituzione che secondo lui poteva  garantire alla nazione americana libertà e progresso, democrazia e legalità. Per tutto quello che lui fece in difesa di quei valori,  io credo che a tutt’oggi  gli americani gliene sono ancora grati.
                                                                                                    Hermann von Salza

PAROLA AL LETTORE: LE BRACI.. DUELLO SENZA SPADE recensione di NeoArgo

                                                                                                                                                            





"Esiste qualcosa di peggiore della morte e di qualsiasi altra sofferenza, la perdita della stima di sé. Quando si viene colpiti da una o più persone nella stima di sé, che costituisce la nostra dignità di uomini, la ferita è talmente profonda che neanche la morte può porre fine a questo tormento."   
                Sàndor Marai  Le Braci                                                                                           









Non c’è parola adatta per descrivere l’epicità del 
romanzo Le Braci di Sandor Marai. L’ho letto tutto di 
un fiato, non riuscendo quasi mai a fermarmi perché 
la sensazione che trasmetteva coinvolge il lettore 
fino a livelli altissimi, in un crescendo di pensieri 
reconditi, verso l’odiato amato amico. Il protagonista 
ci porta dentro un mondo ormai lontano, dentro 
un’amicizia che un giorno finisce senza lasciar tracce, 
dettata forse da ombre nascoste dietro angoli bui. 
Dopo quarantun anni, due uomini che da giovani 
sono stati inseparabili tornano a incontrarsi in un 
castello ai piedi dei Carpazi. Uno ha passato quei 
decenni in Estremo Oriente, l'altro non si è mosso 
dalla sua proprietà. Entrambi hanno vissuto in attesa 
di quel momento. Null'altro contava, per loro. Perché 
condividono un segreto che possiede una forza 
singolare. Tutto converge verso un "duello senza 
spade" - e ben più crudele. Tra loro, nell'ombra, il 
fantasma di una donna. E il lettore sente la tensione 
salire, riga dopo riga, fino all'insostenibile. 
Il libro di Màrai è particolare, è riuscito a costruire la 
storia di una vendetta che usa come sue armi le 
parole che come lame feriscono l’avversario senza 
lasciarli possibilità di difesa. Portando dietro di esso 
tutti i pensieri e le domande che quarantun anni di 
assenza hanno fomentato, fino alla parte finale del 
duello, dove ormai non conta più chi vince o chi 
perde, né i motivi che hanno spinto i duellanti a 
ingaggiare il duello, perché se arrivi a comprendere 
la verità: vuol dire che sono arrivate la vecchiaia e la 
morte.                                              
                                                                                         NeoArgo 

giovedì 16 gennaio 2014

Spider's Game: Chapter 15

                                            15

  The man turned off the radio , he had heard enough , he got up from his chair and began to walk up and down the room . When he was nervous , he could not sit still, so walked miles back and forth from wall to wall . He was nervous , sweaty. "I am an instrument of evil, became the pen of the devil ."
- What have I done? - Was repeating itself. He felt hot, he could hardly breathe , opened a window , took a breath of fresh air . Then he froze , sweat on his forehead had become ice.
He closed the window and walked on. His thoughts were all messed up , now had blood before his eyes, now saw himself again small . Now he stopped to read the title of the newspaper, and shivered .
- What have I done! - Now the phrase had become exclamatory .
He filled a glass of water, carried it to his mouth, but put it back immediately , was not thirsty . He began to walk. It is well vented walking. As he walked, he thought.
Those thoughts were hurting and behold who walked faster pace . Now they again saw a kid again , then suddenly had before if Piazza Pretoria , then appeared a cross , then blood.
He felt crazy.
He stopped walking , he knelt leaning his elbows on the armchair in which, shortly before , had sat down to follow the radio, and began to pray.
He recited a Hail Mary, then the Our Father. He broke off . She pressed his fingers on his temples , his eyes bright , she could not even breathe well because he had a nose full of mucus from crying angry that he was about to explode. He cried .
"What are you crying for? Now you're the devil's tool . It was not what you wanted ? "
" No, it was not what I wanted to happen "
" You make me sick ! You've always been so .. a weakling, a coward. "
" Yes , it is true , they are. But I did not want to end like this . "
"Stop with these feelings of guilt, you know that everything would be led into evil. This story is born from evil, and evil will die . "
"I, I. .. "
"You suck .. "
He did not know anything, did not want to think . Because the reasoning led him to these inner dialogues , which revealed more painful than a thousand glowing blades that penetrate the skin .
He sat down in an armchair. He stretched his legs, closed his eyes.

" Mich ! Mich ! What do you want to know about your father? Your father is a sailor on board, is always on board. Mich now go away, go play , then pass by Mrs. Tina and dinner from her.
Mich you understand who your father is ? But how can you know?
and they ran, ran faster than me and I was alone .
Mich still your father think? I told you I boarded that gives a fuck about us! If you thought about your poor mother instead! Go get the bread is already paid , go run Mich .. Mich run run .. run.

It was an instrument of evil. It was his life that required him . She wiped her tears. He stood up . Everything was over, everything was better now.
Mich Run , run!

martedì 14 gennaio 2014

IL GIOCO DEL RAGNO CAPITOLO 15

                                               15

  L’uomo spense la radio, aveva sentito abbastanza, si alzò dalla poltrona e incominciò a camminare su e giù per la stanza. Quando era nervoso, non riusciva a stare fermo, così percorreva chilometri avanti indietro da una parete all’altra. Era nervoso, sudato. “Sono uno strumento del male, sono diventato la penna del demonio”.
-Cosa ho combinato? – andava ripetendosi. Sentiva caldo, non riusciva quasi a respirare, aprì una finestra, prese una boccata d’aria. Poi si sentì gelare, il sudore sulla fronte era diventato ghiaccio.
Chiuse la finestra e riprese a camminare. I suoi pensieri erano tutti scombinati, ora aveva sangue davanti agli occhi, ora si rivedeva piccolo. Ora si fermava a leggere il titolo del giornale, e rabbrividiva.                                 
– Cosa ho combinato! – ora la frase era diventata esclamativa.
Riempì un bicchiere d’acqua, se lo portò alla bocca, ma lo ripose immediatamente, non aveva sete. Ricominciò a camminare. Si sfogava così camminando. Mentre camminava pensava.
Quei pensieri gli facevano male ed ecco che camminava a passo più veloce. Ora si rivedeva di nuovo bambino, poi improvvisamente aveva davanti a se piazza Pretoria, poi gli apparve una croce, poi sangue.
Si sentiva impazzito.
Smise di camminare, si inginocchiò appoggiando i gomiti sulla poltrona, nella quale, poco prima, si era seduto a seguire la radio, e iniziò a pregare.
Recitò un’Ave Maria, poi il Padre Nostro. Si interruppe. Fece pressione con le dita sulle tempie, gli occhi lucidi, non riusciva a respirare nemmeno bene perché aveva il naso pieno di muco per il pianto rabbioso che stava per esplodere. Pianse.
“Ma cosa piangi a fare? Ormai sei strumento del diavolo. Era quello che volevi no?”
“No, non era quello che volevo accadesse”
“Mi fai schifo! Sei sempre stato così.. un debole, un vigliacco.”
“Sì, è vero, lo sono. Ma non volevo finisse così.”
“Smettila con questi sensi di colpa, sapevi che tutto sarebbe sfociato nel male. Questa storia è nata dal male e morirà nel male.”
“Io, io..”
“Tu fai schifo..”
Non capiva più nulla, non voleva più ragionare. Perché il ragionamento lo portava a questi dialoghi interiori, che si rivelavano più dolorosi di mille lame incandescenti che penetrano la pelle.
Si sedette in poltrona. Distese le gambe, chiuse gli occhi.

Michè! Michè! Cosa vuoi sapere di tuo padre? Tuo padre fa il marinaio è imbarcato, è sempre imbarcato. Michè ora vattene, vai a giocare, poi passa dalla signora Tina e cena da lei.
Michè hai capito chi è tuo padre? Ma come non lo sai?
e loro correvano, correvano più veloci di me e io rimanevo solo.
Michè ancora a tuo padre pensi? Ti ho detto che è imbarcato che se ne fotte di noi! Se tu pensassi di più alla tua povera mamma invece! Vai a prendere il pane è già pagato, vai Michè corri.. corri Michè corri.. corri.

Era uno strumento del male. Era la sua vita che glielo imponeva. Si asciugò le lacrime. Si alzò. Tutto era passato, tutto andava meglio adesso.

Corri Michè, corri!

giovedì 9 gennaio 2014

Spider's Game: Chapter 14

                                                                    14

That morning in late February , I will never ever forget it . When I heard the news I fell into a sort of state of unconsciousness, was doing my duties mechanically , completely alienated from the outside world . The post office was full, but never so quiet as that day. There was a murmur in the background , people were exchanging views and details of what had happened the night before .
Silvano was to give me the news. I found him more excited than usual, around him were Martha and the manager told me when he saw me enter - You heard another murder , this time the body was found in Revolution Square , next to the statue of the Genius . -
"Another murder? God does that is not what I think happened . "
Instead, as soon as I learned who had been killed I was salt . I said nothing , I immediately got to work, I was immersed in my thoughts. " But why kill someone like the professor ? "
What bothered me most was the certainty that I had slipped into a dangerous story . I did not know now what they were involved , if I could still get out. The most important thing was to remove Serena out of danger , he had to stay out of it , we had to stay out of it , I corrected myself .
Every now and then I followed some talk of people waiting their turn , I had not been paying attention to the details of the murder. I had only just the name of the victim to shudder and shut myself . The details were horrid , the victim had been ripped open his stomach , he was bled to death , internal organs pulled out , had been branded on the chest with an iron that had left a mark in the shape of a cross. And to take a mockery of the corpse murderess had put on the victim's head a crown of golden iron . No documents were found , although this has not hindered the identification of the murdered man , was a known person . In the pocket of the trousers was found a sheet of paper, on which a pen with blue ink was written:

Offspring born from the earth in whose belly three rivers flowing here is your king ! 

A gray-haired man with a big mustache at one point blurted out - They want to make us out , it is clear that cater to all the people of Palermo . I'll tell you the Chinese underworld that threatens us ! -
Silvano intervened - But why do you speak of three rivers ? Here, there is only one river, if we must call it that, the Oreto ! -
- Oh no ! - It was the voice of the director - Palermo originally had at least two other rivers , the Oreto , the Papireto and Kemonia . The last two were buried at the end of the nineteenth century . -
The discussions continued , I did not even have the strength to follow them , silent proceeded with the work , when I saw Serena join .
He could clearly see that it was proven ; was pale , I was looking at him, feces sign and approach my door .
-E ' dead - his voice was choked with emotion - died Professor De Felice. -
- Come on - I said, I left the station , I took her out , we hug I told her that I was well I was upset, I asked her to wait a few more minutes , I was going to end your turn , and we could have lunch together.
- We need to talk , there are some things I need to tell you. -
I had to tell her the whole story , tell her the letter I had received. He told me that I would wait for one and a half at the diner nearby.
Finished work , I rushed to the appointment, where I found her , she was wearing big sunglasses that covered most of his face .
We headed to an isolated table , took place .
Serena reached out and squeezed my hands, had frosts.
I told her everything . He removed his glasses , his eyes were red .
Andrea - I'm scared , I'm scared for you. Have you seen how small the professor ? -
Yes, De Felice has lied to us , you were right . He knew something about the death of Leo . He made those speeches to appear airhead. In the more they burned the house , there must be a story, a secret that he regards the engineer Leo and perhaps other people , that should not come out. -
- Do you think then that the engineer is also involved 
Tommasini ? -
- I do not know , maybe it's really just a coincidence that two people have died in four present in that photo. Or maybe not . And because the things that I told you I have some suspicions . -
- But then, do not go to him. May be involved or may be involved. Do not go , throw that picture , I get the feeling that these men hiding something terrible . -
I thought for a moment the image of the corpse of De Felice that I had seen earlier in the paper. " Dead bled " I shivered and had also burned the apartment.
Serena said, well, hiding something, something macabre. And then what did it mean that ticket addressed to the citizens ? " But the king of what?"
The owner of the diner turned on the television , the media leaped on the news , television lounges full of criminologists , VIP guests and journalists who were speaking on the subject aroused and captivated throwing connection to Palermo . Interviewed passers-by, students, people in the area . No one had seen anything . They tried to figure out who the victim was , if there could be links to the first murder . And there were so many connections , both killed by a ' stab , abandoned on the street under the two symbols of the city. And then the presence of that cross .
The murderess had left his signature. It was now certain that it was a serial killer . It would have stopped ? And what message he wanted to leave to citizenship ? It was a sect that drew on the Beati Paoli ? It was only the action of a madman ? You could see a square Revolution invaded by television cameras and curious. And at the center of all the fountain of genius wrapped in a blanket sitting on a rock with a crown on the head with a snake that squeezes its coils the body , the snake eats his chest and his eyes turned towards the sky . He was always identified as the protector of the secular city. The Square , also known as the Old Plan of the Fair previously upheld a fountain dedicated to Ceres, only in 1687 following the transfer of the monument dedicated to Ceres walk to the Marina , the Genie was placed in the center of the square on a marble pedestal . After the suppression of the Kingdom of Sicily, with the riots of 1820 and 1848, the square was the scene of riots : the people gathered around the statue to protest against the Bourbons . The revolutionaries cloaked genius of the Italian flag , making the deity and the personification of the city of Palermo symbol of the desire for freedom. He then became a figure complementary to the religious patron of Palermo, Santa Rosalia . This marble statue seemed to regain a popularity that exceeded the boundaries of the island.
They had returned to the Beati Paoli ? The city was excited , everyone had forgotten that the basis of all there had been a victim killed in an atrocious way , a man who had made a slow and painful death , bleeding and with the bodies coming out of the skin. And as for the death of the engineer Leo , it was a person uncensored , educated , an architect who taught at the University of Palermo. A quiet person , routine, a bit ' lost in his speeches that at times seemed inconclusive . I thought of the meeting I had with him in January. That war between science and religion that was being fought . But for the rest of the man , the only defect that could have was to be a big eater . He had no family , lived alone in an apartment in the center. That apartment that had been set on fire , probably by the same hand that killed him , to erase the evidence, perhaps things that belonged to a past bulky and compromising. Yes, the murderess wanted to remove all traces of this past. I was giving trouble, because certainly I had walked into something dangerous , maybe I was the only one, besides the protagonists of this act of violence , which could have a vague idea of what was happening . And Tommasini knew ! I had to talk to him, hoping it was not one of the members of this sect that was sowing terror. I did not say my true intentions Serena , not to make them run more risks , the engineer would have gone home today , just finished work , I would have spoken clearly , I would have warned and I would definitely come out of this.
We got up , paid the bill , before returning to the office , I told her that the best thing would be to forget the whole thing , that I sent in an anonymous picture to the engineer , in doing so , I might not have had more problems .
- Andrea , be careful - he said, he seemed to know that I had just lied , her eyes became bright. That woman could read my soul.

martedì 7 gennaio 2014

IL GIOCO DEL RAGNO CAPITOLO 14

                                           14

Quella mattina di fine Febbraio, non potrò mai più scordarla. Quando appresi la notizia caddi in una sorta di stato di incoscienza, svolgevo le mie mansioni meccanicamente, completamente estraniato dal mondo esterno. L’ufficio postale era pieno, ma mai così silenzioso come quel giorno. Si sentiva un mormorio in sottofondo, le persone si scambiavano opinioni e particolari su quello che era successo la notte prima.
Fu Silvano a darmi la notizia. Lo trovai più eccitato del solito, attorno a lui c’erano Marta e il direttore, appena mi vide entrare mi disse – Hai sentito un altro omicidio, stavolta il cadavere è stato ritrovato a piazza della Rivoluzione, accanto alla statua del Genio. –
“Un altro omicidio? Dio fa che non sia accaduto quello che penso”.
Invece appena seppi chi era stato ucciso rimasi di sale. Non dissi niente, mi misi subito al lavoro, ero immerso nei miei pensieri. “Ma perché uccidere una persona come il professore?”
Quel che più mi tormentava era la certezza di essermi infilato in una storia pericolosa. Non sapevo quanto ormai ne fossi coinvolto, se ne potevo ancora uscire. La cosa più importante era togliere Serena fuori dal pericolo, doveva restarne fuori, dovevamo restarne fuori, mi corressi.
Ogni tanto seguivo qualche discorso delle persone che aspettavano il loro turno, non avevo fatto attenzione ai dettagli dell’omicidio. Mi bastò solamente il nome della vittima per rabbrividire e chiudermi in me stesso. I dettagli erano orridi, alla vittima era stato squarciato lo stomaco, era morto dissanguato, gli organi interni tirati fuori, era stato marchiato sul petto da un ferro che  aveva lasciato un segno a forma di croce. E per prendersi beffa del cadavere l’assassino aveva messo sul capo della vittima una corona di ferro dorata. Non vennero trovati documenti, anche se questo non ostacolò l’identificazione dell’uomo assassinato; era una persona conosciuta. Nella tasca del pantalone fu rinvenuto un foglio, su cui a penna con inchiostro blu  era scritto:

Stirpe nata dalla terra nel cui ventre scorrono tre fiumi ecco il vostro re! Commemoratelo!

Un uomo brizzolato con grossi baffoni ad un certo punto sbottò – Questi ci vogliono fare fuori, è chiaro che si rivolgono a tutti i palermitani. Ve lo dico io è la malavita cinese che ci minaccia! –
Silvano intervenne - Ma perché si parla di tre fiumi? Qui da noi c’è un solo fiume, se proprio dobbiamo chiamarlo così, l’Oreto! –
-Eh no! – era la voce del direttore – Palermo in origine aveva almeno altri due fiumi, l’Oreto, il Papireto e il Kemonia. Gli ultimi due sono stati interrati alla fine dell’Ottocento. –
Le discussioni continuavano, non avevo nemmeno la forza di seguirle, procedevo silenzioso col lavoro, quando vidi entrare Serena.
Si vedeva chiaramente che era provata; era pallida, mi cercava con lo sguardo, le feci segno e si avvicino al mio sportello.
-E’ morto – aveva la voce rotta dall’emozione – è morto il professor De Felice. –
- Vieni -  dissi, abbandonai la postazione, la portai fuori, ci abbracciamo le dissi che ero rimasto pure io sconvolto, le chiesi di aspettare ancora qualche minuto, stavo per terminare il turno, e  potevamo pranzare insieme.
- Dobbiamo parlare, ci sono alcune cose che devo dirti. -
Dovevo raccontarle tutta la storia, dirle della lettera che avevo ricevuto. Mi disse che mi avrebbe aspettato per l’una e mezza alla tavola calda lì vicino.
Finito di lavorare, mi precipitai all’appuntamento, dove la trovai, indossava grossi occhiali da sole che le coprivano gran parte del viso.
Ci dirigemmo a un tavolo isolato, prendemmo posto.
Serena allungò le braccia e mi strinse le mani, le aveva gelate.
Le raccontai tutto. Si tolse gli occhiali, aveva gli occhi rossi.
–Andrea ho paura, ho paura per te. Hai visto come hanno ridotto il professore? –
-Sì, De Felice ci ha mentito, avevi ragione tu. Sapeva qualcosa sulla morte di Leone. Ci ha fatto quei discorsi per apparire  svampito. In più gli hanno bruciato la casa, ci deve essere una storia, un segreto che riguarda lui l’ingegnere Leone e forse altre persone, che non deve venir fuori. -
-Pensi allora che sia coinvolto anche l’ingegnere Tommasini?-
-Non lo so, forse è davvero solo un caso che siano morte due persone su quattro presenti in quella foto. O forse no. E visto le cose che ti ho raccontato qualche sospetto ce l’ho. –
-Ma allora, non andare da lui. Potrebbe essere coinvolto o potresti rimanere coinvolto. Non andare, butta quella foto, ho la sensazione che quegli uomini nascondano qualcosa di terribile. –
Ripensai un attimo all’immagine del cadavere di De Felice che avevo visto poco prima sul giornale. “Morto dissanguato” rabbrividii e gli avevano anche bruciato l’appartamento.
Serena diceva bene, nascondevano qualcosa, qualcosa di macabro. E poi cosa significava quel biglietto rivolto alla cittadinanza? “Ma re di cosa?”
Il padrone della tavola calda accese la televisione, i media si lanciarono sulla notizia, salotti televisivi pieni di criminologi, ospiti vip che intervenivano sull’argomento e giornalisti eccitati e increduli che lanciavano collegamenti con Palermo. Intervistavano passanti, studenti, gente della zona. Nessuno aveva visto niente. Si cercava di capire chi fosse la vittima, se ci potevano essere collegamenti con il primo omicidio. E di collegamenti ce ne erano tanti, ammazzati tutti e due mediante un’ arma da taglio, abbandonati per strada sotto due simboli della città. E poi la presenza di quella croce.
L’assassino aveva lasciato la sua firma. Ormai era certo che si trattasse di un killer seriale. Si sarebbe fermato? E che messaggio voleva lasciare alla cittadinanza? Era una setta che si rifaceva ai Beati Paoli? Era solamente l’azione di un mentecatto? Si vedeva una piazza Rivoluzione invasa da telecamere e da curiosi. E al centro di tutto la fontana del Genio avvolto in un mantello seduto sopra una roccia con la corona in testa un serpente che gli stringe con le sue spire il corpo, il serpente si nutre al suo petto e lo sguardo rivolto verso il cielo. Era da sempre identificato come il protettore laico della città. La Piazza, conosciuta anche come Piano della Fiera Vecchia accoglieva in precedenza una fontana dedicata a Cerere, solamente nel 1687 a seguito dello spostamento del monumento dedicato a Cerere alla passeggiata della Marina, il Genio fu posto al centro della piazza su un piedistallo marmoreo. Dopo la soppressione del Regno di Sicilia, con i moti del 1820 e del 1848 la piazza fu teatro di sommosse: il popolo si radunava intorno alla statua per protestare contro i Borbone. I rivoluzionari ammantavano il Genio del tricolore, rendendo il nume personificazione della città e simbolo del desiderio palermitano di libertà. Divenne quindi una figura complementare alla protettrice religiosa di Palermo, Santa Rosalia. Questa statua marmorea sembrava riacquisire una popolarità che superava i confini dell’isola.
Erano tornati i Beati Paoli? La città era elettrizzata, tutti si erano scordati che alla base di tutto c’era stata una vittima uccisa in modo atroce, un uomo che aveva fatto una morte lenta e dolorosa, dissanguato e con gli organi che fuoriuscivano dalla pelle. E come per la morte dell’ingegnere Leone, si trattava di una persona incensurata, istruita, un architetto che insegnava all’università di Palermo. Una persona tranquilla, abitudinaria, un po’ perso nei suoi discorsi che a volte sembravano sconclusionati. Ripensavo all’incontro che avevo avuto con lui a Gennaio. Quella guerra tra scienza e religione che si stava combattendo. Ma per il resto quell’uomo, l’unico vizio che poteva avere era di essere un grande mangiatore. Non aveva famiglia, viveva da solo in un appartamento in centro. Quell’appartamento che era stato incendiato, probabilmente dalla stessa mano che l’aveva ucciso, per cancellare delle prove, forse cose che appartenevano ad un passato ingombrante e compromettente. Sì, l’assassino voleva eliminare ogni traccia di questo passato. Io davo fastidio, perché sicuramente ero entrato in qualcosa di pericoloso, forse ero l’unico, oltre ai protagonisti di questo fatto di sangue, che poteva avere una vaga idea di quello che stava accadendo. E Tommasini sapeva! Dovevo parlare con lui, sperando che non fosse uno dei membri di questa setta che stava seminando terrore. Non dovevo dire le mie vere intenzioni a Serena, per non farle correre maggiori rischi, sarei andato a casa dell’ingegnere oggi stesso, appena finito di lavorare, gli avrei parlato chiaramente, lo avrei messo in guardia e sarei uscito definitivamente da questa storia.
Ci alzammo, pagai il conto, prima di tornare in ufficio, le dissi che la cosa migliore sarebbe stata quella di dimenticare tutta questa storia, che avrei spedito in maniera anonima la foto all’ingegnere, così facendo, forse non avrei avuto più problemi.
-Andrea, stai attento – disse, sembrava sapesse che le avevo appena mentito, gli occhi le diventarono lucidi. Quella donna sapeva leggermi nell’anima.